Vado fuori tema. Questo non è un blog che parla di altro/altri. Questo blog parla solo di me e di quell che vivo e che sono a Granada. Però voglio fare finta per un momento che questo sia uno spazio virtuale libero, non privato, non mio, dove io posso scrivere di altri. Altri, che non rientrano propriamente nella sfera della mia altra vita. Perchè, voglio dirla tutta, ora che sono in Italia ( ma con lo spirito di una che riparte), sento un’appartenenza diversa, una specie di calamita, che mi attira verso le cose come mai succede in altri luoghi. E’ casa. Il che non significa perfezione.

Atterro con l’aereo a Orio al Serio. Prendo un bus che mi porta in Centrale: ottoeuroecinquanta. Ho pensato ” bentornata in Italia, Martita”. L’essere sconvolta dal prezzo termina 5o minuti dopo quando il viso raggiante di mia mamma mi viene incontro, schivando un milione di valigiearotelle e in barba alla nebbia fittissima che tutto rende uguale. In macchina verso casa è un continuo chiedersi, volere sapere, che poi non si sa nemmeno tanto bene cosa raccontare: non è un viaggio il mio, non è ” si, siamo arrivati, la stanza era bella, c’era il sole ma faceva freddo…il giorno in giro, la sera una birra”. E’ una vita altra, è un contesto altro, è altro. Quindi tutto inevitabilmente si perde nella superficialità. Il dettaglio è quasi sempre impossibile ( e a volte inutile ) da raccontare. Aprendo la porta di casa, lo sguardo si perde in salotto. Il mio. O meglio, quello di sempre. Quell’odore, quei mobili, quella sensazione di pulito e tuo. La cucina. Prima stanza della casa dove mi siedo. Un pò per la fame incalzante, un pò perchè è lo spazio comune, è come riunirsi in una zona neutra, di tutti e confortevole. Mangio. I sapori sono sempre loro. Il mio frigorifero fa sempre lo stesso rumore, riconosco tutto. E mentre vago con la mente su tutti i dettagli del ritorno prendo in mano il telecomando e accendo la tivvù. Inconsapevole, sovrappensiero, disarmata, innoqua. Ore 00.00. La prima frase italiana che sento è ” il maiale poi, viene prevelato dalla stalla e portato ai macelli” con tanto di immagine di un maiale che viene ucciso e tanto di sonoro. Rai2, documentario sulle fattorie della bassa pianura padana. Scatto dalla sedia verso il telecomando e cambio immediatamente canale, mentre addento, in preda ad una fame da terzo mondo, il quarto panino. Non faccio in tempo a metabolizzare la misera fine del maiale che…tiggì di canale5, a mo dì rassegna notturna. Notizie a base di ” il Milan ha comprato Beckham, è cominciato il toto-regalo, un italiano su 3 preferisce i primi ai secondi, ieri neve al centrosud”. Penso “Ma come?!” Io, che credevo di tornare in un paese in piena rivoluzione, dove la gente finalmente ha cominciato a farsi sentire…e le università, e la Guzzanti con la Carfagna, e la crisi da combattere…ma pare di no: qui si parla ancora di ariafritta!! Impressioni vaghevoli, la fame passa, il sonno avanza, vado a letto e non ci penso più. Il giorno dopo, tutto mi appare più chiaro. La vera verità è che non è cambiato nulla; la vera verità è che erano tutte intenzionimeteora: quelle cose che si, fai davvero: la manifestazione, il chiudere le università, il laurearti in piazza duomo, ma che poi, alla fine, iniziano e muoiono li. Nessuno recepisce nulla e tutto si mischia a tutto fino a che il tutto diventa nulla.

In questi giorni di natale, mi sfiorano notizie del passato, per me novelle, come: film censurati dalla rai, la mamma rai, che non vuole che gli italiani vedano due uomini baciarsi. E allora…zac! Forse la più appassionante storia d’amore portata al cinema negli ultimi 20 anni che diventa, con due colpi di forbice, una bella storia di amici che vanno per boschi. E fanculo ai 4 oscar, 3 golden glob e altrettanti palme e leoni. Massì.

E poi il solito discorso di Berlusconi sulla giustizia che va cambiata, su rai3 comunista, e sulla Carfagna competente che sta bene dove l’ha messa. E poi scempiointercettazioni. Via tutto. ” Ma come?!” Penso un’altra volta: una nazione dove per metà si è governati dalla mafia e per l’altra metà poco ci manca? No alle intercettazioni? Ma stiamo impazzendo tutti!! Per la serie: l’Italia, l’unico paese al mondo dove pianifichi una strage al telefono.

Obama abbronzato, sindaci arrestati per corruzione, tagli di 300 milaeuro ai teatri e cultura in generale, si al presidenzialismo ( ragazzi, levategli il vino a questo psiconano ubriaco di potere), qualcosa che non ho capito che è successo con Sky con l’iva al 10%, Brunetta che dice ” i fannulloni stanno a sinistra!!” : è confortante sapere che siamo ancora fermi nello stesso punto. Che ancora c’è qualcuno che vuole cambiare la costituzione e che lo dice come se ci fosse qualcosa di cui vantarsi. Ma la migliore di tutte, la cosa che veramente ha dell’incredibile, dell’extraterrestre, quasi del paranormale è questa frase che leggo in quelle notizie che passano sotto i giornalisti dei tiggì ( chiaramente, in questo caso, tiggi di Sky) e che ritrovo, confermata, nel web:

Berlusconi:” Al prossimo G8 presenterò una proposta per regolamentare Internet per tutto il mondo, visto che internet è un forum aperto a tutto il mondo”.

Arriva Dio. E’ la prima cosa che ho detto, a voce alta e con tono ironico-sarcastica.

Di più non dico. In fondo commentare non ha senso. A volte l’unica cosa da fare nelle situazioni di pericolo è correre ai ripari, se si è già fatto tutto il possibile per sistemare le cose.

Bentornata a casa, Martita.

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Prenditi tutto.

E lasciami qui ad ammirare quello che andavo cercando per questo mondo da tutta una vita…

Piove, ma gioisco

senza ombrello

senza riparo.

Bisogna immaginare questo: una casa, rumori, chiacchiere, italiani che parlano spagnolo e spagnoli che parlano italiano. E poi, tutto ad un tratto, non si può più pensare a nulla di razionale. Si comincia così a Granada il venerdì, o almeno questo venerdì capitò. La cosa più bella di tutte è che ti rendi conto di far parte di un momento indimenticabile quando, vestita di vestiti altrui, entri in un locale e la gente ti guarda come se tutto fosse normale: come se il tuo indossare un accappatoio, o un pantalone che per forza ti va largo perchè di Pakino, il grembiule tenuto su dalla cena o la collana fatta di tappini della cocacola di Manu, sia l’abitudine.

La verità è che ti rendi conto di far parta di un momento speciale quando la mattina, nel letto, dopo una serata così, non puoi smettere di ridere e pensare che tutto questo ti rimarrà sulla pelle dell’anima come un tatuaggio. Si può essere tonti, forse essere tonti è proprio questo…ma che bella l’amicizia vissuta così. Che bello quando tutto quello che ti passa per la testa viene assecondato senza troppe domande.

Ti rendi conto, poi, di far parte di un momento speciale quando sai che non servono foto da mettere in Facebook, che non servono video da rivedere, che non servono prove. Tutto nella mente, tutto li. Nei tuoi occhi.

Questo succede quando la vita incontra la vera naturalità degli eventi.

Giorni a chiedersi come sarà e con chi sarà, in ogni cosa un pensiero costante.

 

Allor fu la paura un poco queta
che nel lago del cor
m’era durata la notte
che passai con tanta pietà

Vuolsi cosi colà dove si puote ciò che si vuole
Ciò che è scritto nel vento non si può più
cancellare, no – Vuolsi così come l’ingenuità
di un sorriso farcito di si che mi solletica

Ma se è già tutto qui
Farò festa con te
Saprai riconoscermi
e poi parlar di me

Vuolsi cosi colà dove c’è più di quel che pare
c’è una gatta tra le gambe e un topolino da salvare, si –
vuolsi così per chi non sa cos’è
questa voglia di dire di si che mi perseguita

Ma se è già tutto qui
farò festa con te
Saprai riconoscermi
e poi parlar di me

In alto vidi le sue spalle
Già vestite dei raggi del pianeta che
mena dritto altrui per ogni calle
e forse anche davanti a me

E Ora vado fuori tempo
E non so bene cosa fare per farti capire che ti voglio bene

Ma se è già tutto qui
Farò festa con te
Saprai riconoscermi
e poi parlar di me

Allor fu la paura un poco queta
che nel lago del cor
M’era Durata la notte che passai con tanta ma tanta
ma tanta pietà

m.s.t.

Quando sono uscita di casa, e sono salita in macchina, non sapevo molto bene a che cosa stavo andando incontro. Un’ultima chiacchierata un pò superficiale su cosa fare appena arrivata e silenzio. Poi sola con quelle 3 valigie, dentro di me paura e adrenalina allo stato puro. Il resto…è quello che sono ora.

Ho una casa, che mi piace e non piace, ma credo sia normale e giusto. Ho degli amici, a volte come li ho sempre sognati, altre volte no. Ho da fare, abbastanza: avrei voglia di fare di più. Di fare quello per cui sono nata: di fare dell’arte e di lasciare un segno che sia piccolo, o uno squarcio gigantesco. Viaggio: mai in tutta la mia vita fino a ieri avevo “viaggiato nel viaggio”. Il ritorno me lo immaginavo a Milano, a casa mia…apro la porta e mio papà mi chiede com’è stato e mia mamma mi chiede se ho fame. “No mammi, ho solo voglia di dormire!”. Ieri torno, e aprendo la porta, la casa non era quella che mi immaginavo, e il buio della sala mi ha ricordato che non sono li, che sono qui da due mesi e che a volte mi sento sulla vetta più alta e altre volte nel baratro più profondo.

Madrid mi ha lasciato un odore di Milano addosso che non credevo potesse piacermi così. La città. La grande e invibibile, che disprezzi, dove nulla funziona, dove tutto è un caos e spostarsi è un inferno. Si, la città. Che ti da un milione di opportunità, che ti fa sentire parte di un ingranaggio, che soddisfa le tue voglie e le tue passioni. Che, se stai veramente attento, ti da anche un briciolino di affetto. E Madrid, con il suo essere spagnola ed europea, credo che mi abbia ricordato che c’è un posto, in Italia, che nonostante tutto, mi appartiene sempre. Non sarà il miglior posto del mondo, ma è mio: e questo basta.

E ora si che vivo la Spagna in tutto e per tutto. Il bello, il brutto tutto insieme, perchè in fondo non sono su un altro pianeta. Ci sono cose che non cambiano, ci sono difficoltà che incontri ovunque, che tu sia a casa sul tuo divano o che sia nel posto più sperduto della terra. E mentre sono qui, altrove sembra quasi che la rivoluzione sia tornata. Cerco di capire il sentito della gente, leggo da questa distanza che non è tanta, ma abbastanza per sentirsi “non partecipe”. Mi sento in questa campana di vetro, intoccabile…o quasi. Perchè oggi qualcosa anche a me è arrivato, una specie di piccola scossa di assestamento. Il problema è che il terremoto non è ancora arrivato. Sono uscita da quel palazzo (ennesimo), con una consapevolezza così adulta che mai mi capitò. E’ complicato vivere, ed è complicato vivere ovunque. A volte, la superficie ci incanta così tanto che dimentichiamo la verità delle cose. Sto puntando troppo in alto e non è sbagliato. Ma è sbagliato che io pretenda che tutto mi sia dovuto. Granada è il paradiso, Granada è parte di questo mondo. Granada è come tutti gli altri posti.

Amy Winehouse nelle orecchie, per Carretera del Darro.

Ho appeso sul muro di camera mia un poster di un gatto nero. Un regalo meraviglioso e inaspettato, che mi ricorda che ogni volta che devo cominciare a parlare di me, lei è sempre la prima cosa che viene fuori. Zoe.