…come piedi nella sabbia bagnata

101_0210

E tutta una questione di pensieri che si incontrano, di passioni che si scontrano. Il mondo, tutto il mondo mi può dire che è illusione, che vedo il bene dov’è male e non apprezzo il vero bene che c’è. Ma mentre ascoltavo Mina, piangevo del suo male. E piangevo di malinconia. E se me lo avessero dato, l’avrei di nuovo preso.

La sentirò tutta. La tintinnante sensazione di distacco. Chissà se verrà percepita. Magari mentre lei canterà di nuovo Teardrop dei MassivAttack e io sarò troppo lontana per sentirlo piangere aiuto.

Questo, solo per dire che ti avrei voluto con me, sempre. E tu sempre hai scelto di non esserci realmente. Nonostante il tuo intrepido gesto inequivocabile di prendere la mia mano e tirarmi a te, quel giorno di marzo su quella terrazza.

… e poi tutto ad un tratto mi ritrovo a camminare per queste strade, stradoni immensi se penso alla mia Granada. Già, la mia Granada, la mia Spagna. Guardo le vetrine dei negozi, ma non mi attirano più. Forse mai mi hanno attirato davvero. Entro nella libreria. In fondo ho allungato la strada verso casa solo per comprarmi quel libro, in quella lingua li, che non è la mia ma che ora è l’unica che avrei voglia di parlare. Compro. Lo metto nella mia borsa. Non la lascerà presto. E’ un regalo che faccio per me, è un regalo che regalerò.

Il sole mi fa venire voglia di chiudere gli occhi, il mio Ipod suona una musica adatta alla situazione. Cammino libera e svincolata. Cammino dando un senso ai miei passi. Mai mi è capitato in questa strada di sentirmi così sola e tranquilla. Cerco in ogni persona, in ogni rumore, in ogni odore qualcosa che mi ricordi la mia vita lontana. Che mi faccia tornare li, almeno per un attimo. Tutto è uguale e diverso. Tutto è vicino e lontano. Tutto è qui e li. Qui, nella mia testa, nel mio corpo, nei miei movimenti rallentati. Li, nelle emozioni che non ritornano, che qui non riesco a riportare a me. C’è un filo invisibile che unisce le nostre vite. Ho voglia di camminarci sopra ancora perchè so che porterà a te in un modo o nell’altro. Quel te, che qui non ho. Quel te che forse nemmeno li ho davvero. Quel te che sicuramente non avrò.

Intanto mi leggo quel libro, in quella lingua li, che non è la mia, ma la tua.

E poi tutto torna alla normalità. Si placa il vento, si placano gli animi. Una pacifica e tranquilla apparenza. Bella, confortante, a volte un pò falsa, a volte no. Ma questa è la vita.

E la serata volve al termine, con domade che non trovano risposta, con i tuoi occhi rivolti a lei, perchè è lei che ti appartiene tanto. Con i tuoi occhi rivolti a me, perchè sono io che ti stimolo mente e corpo. Con le tue mani rivolte a lei, perchè è lei che sei abituato a toccare. Con le tue mani che non mi sfiorano più per paura di quel brivido che ci ha incastrati in passato. Con le tue attenzioni verso di me, con la tua scontrosità che mi fa sorridere. Con la tua antipatia e il tuo genio. Una mescla di persone in un unico corpo. Tenerezza e aggressività. Ho scavato dentro te e ho trovato solo illogicità, che mi ha catturato, che ero pronta ad accogliere tra le mie braccia totalmente. Con i tuoi baci rivolti a lei, perchè è lei che divide con te gli spazi dell’esistenza. Con il ricordo dei tuoi baci sul mio volto, tutte le volte che i tuoi occhi invadono i miei spazi.

Se mi guardi, fallo davvero. Se mi parli, fallo davvero. Se mi stringi a te, fallo davvero. Questa volta, fallo solo davvero. Perchè altrimenti è come non fare nulla.

…In a sentimental mood, siempre.

Todo termina. Todo tiene un proposito y a veces puedes no sentir dolor. A veces puedes comprender tanto que el dolor se vuelve a paz : rapidamente y sin voluntad.

E capita proprio così. E’ quello che sento, è quello che sono ora. Sto raccogliendo energia per imboccare quella strada con un sorriso che sappia di convinzione e tranquillità. Alle volte sembra tutto troppo complicato per farlo davvero. Vivere qui, fino a qualche momento fa, era la cosa che avrei voluto di più. Una mia esistenza, costruita da me, solo da me. Senza più quegli stupidi problemi cittadini, senza più quelle ansie da milanese stressata. Senza più l’ostacolo della distanza dato dalla città.

Già, davo colpa alle distanze, ingenua. Ma la colpa era solo delle persone e della loro poca volontà. Ora intendo tutto.  Alla gente piace stare zitta, non parlare, non confrontarsi. La gente ama nascondersi, pensare che non gli riguardi, far finire tutto banalmente in un silenzio pesante che sà di superficialità. E questa gente è ovunque, se mi volto o mi guardo intorno, vedo solo loro. Non c’è posto, non c’è nazione differente, non c’è cultura. Se vai  a sbattere contro la paura, la paura si prende gioco di te.

Guarire un po’
Sognare un po’
Amare un po’
Fallire un po’
Far male un po’
Mentirsi e poi
Tornare a sfamarsi un po’.